[ Prologo:
E che ne sarà del mio calcolare anticipatore dinnanzi l'Imprevedibilità della Montagna? Dirimpetto la sua intrinseca e imperturbabile necessità di contingenza?!? Dove celerò, meschina, il mio bisogno di consequenzialità logiche, di convenzionale- CITTADINA-consecutio?? 25 agosto 2010 ]
Patrizia la montagna.
Con aristocratica beffardagine dileggia il plebeo uomo,
deride il bello antropico, triviale artificialità sconnessa a funzione.
Sibaritica la montagna.
Innalza la funzione a principio supremo
Demistifica e genuflette il Resto.
Monolitica essenzialità la montagna.
Con blasonata eleganza ti scortica
Grattugia via il superfluo
Le stantie stratificazioni del tuo sé.
Legislatrice la montagna.
L’uomo non è più padrone
-Poiché non v’è ente manipolabile-
Ma umile servitore della dea Necessità
Risoluta la montagna
Ti spoglia
Ti sveste dei diritti
Il Valore traligna
Vana umana aedificatio.
Ambasciatrice la montagna
Di una tettonica tutta sotterranea
Ch’essa compitamente palesa
Declinatrice la montagna
Dal latente al manifesto
Ardita la montagna
Scavalca il pensiero
Con un aggraziato “oplà”
Immanente la montagna
Trascende il Cogito
Senza ratio, senza più calcolo
Svetta sovrana la cima dell’Imprevedibile.
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