28 giugno 2010

Eiaculazione precoce

Eiaculano precocemente le vostre bocche
Spargendo impavide il prolifico seme dell’Inconsapevolezza
che impudico e indefesso attecchisce, affrancato da qualsivoglia remora.
Ogni terreno risulta a lui propizio, così ch'esso tenacemente avanza
arpionando l’uman specie già relitto.
Sui più audaci inerpicandosi troverà sincero nutrimento,
ch’essi non son che inane opposizione, contrappeso nullo.

23 giugno 2010

Epitaffio

Così ora giaci.
Laidamente dimidiato
esecrabilmente spezzato
dalla violenza mia
sfocio d'un eccessiva premura.

e come posso ora io liberarmi di te
che silente i miei pensieri hai ornato
con discernimento contenuto, quando v'era esubero ed opulenza
ma senza mai essere d'impedimento o d'eccessiva latenza

Sottile quiescente cornice
con la finezza a te peculiare
tracciasti il perimetro del mio pensare

Lambisti i miei dissimulati timori con la tua ingenua dolcezza
li cullasti come madre
incondizionatamente

Astante sincero
unico uditore della mia spontaneità
mai mi tradisti rivelando ciò ch'era a te soggiacente

Gratuitamente e senza pretese hai arricchito e decorato
così ch'ora doviziosamente ti piango
o mio cerchietto spezzato.





21 giugno 2010

Compimenti del Sè

Non è la mia ambizione ad essere smisurata. È piuttosto che il vostro maggior grado di realizzazione si espleta nel trovare parcheggio sotto casa , acquistare un prosciutto magro che si riveli davvero magro o azzeccare il sale nella pasta. Non che siano cose che non rendano gaudiosa anche me ma, certe volte, guardo un po’ più su.

16 giugno 2010

Diroccasti la mia abitudine per il dirupo dell'imponderabile

Diroccasti la mia abitudine per il dirupo dell'imponderabile
impenitente saccheggiatore della mia determinazione
seduttore della lentezza
in me svelta solitudine forgiasti
e a piedi scalzi camminasti
sui sorrisi sgualciti dal tempo
sulle prolisse lacrime
pozzanghere d'attesa
che sommergono
indifferenti
gli istanti scandagliati
sul fondo del cuor mio

14 giugno 2010

Cronaca di una carriera atletica stroncata dalla finalità attribuita all'essere da colui che detiene il monopolio del valente (cioè di ciò che vale come essente)

Correvo forte. Tanta energia repressa e pochi chili d’ossa da portarmi dietro me lo rendevano particolarmente facile. Mi procurava un divertito piacere poter sfuggire allo sguardo della gente. Correre era un bellissimo modo per stare soli. Correvo senza problemi finchè non mi coinvolsero nelle gare, nelle competizioni. Finchè non mi posero di fronte l’Altro, finchè non mi costrinsero al confronto e, dunque, al rapporto. Smisi di correre. Negli anni a venire lo spiegai , e me lo spiegai, con un semplice voler rifuggire dalla competizione, competizione che sempre mi metteva addosso quel terribile senso di frenesia, di mortifera dispnea, di claustrofobia. Solo ora capisco che non stavo scappando dal confronto, era la presenza di un fine a farmi sprofondare nell’inquietudine, a farmi di colpo percepire la gettatezza del mio essere in tutta la sua luttuosa maestosità. Era il dover correre per un fine che toglieva tutto il senso alla mia corsa. Era la progettualità necessariamente insita nel concorrente, era il dover trasformare la potenza in atto che mi gettava nell’oblio dello sconcerto e mi sobillava alla fuga della rinuncia. Adesso capisco che non volevo correre, volevo correre a vuoto. Capisco che non c’entrava niente l’ ansia da prestazione di una dodicenne già emarginata, non era per la comparazione, non era l’inevitabile esibizionismo con relativo sfoggio di sorrisi forzati in caso di vittoria, era la finalità dell’esserci.
L'entelechia.
L’imbarazzo di fronte il tempo scopico dell’uomo.

10 giugno 2010

Le cose che conosco bene

La ragione puttana
I conservatori di spazio
E i conversatori di tempo
Gli anagrammi della scacchiera
E la cifra del mio amore per te

Le mani che tremano tracotanti consapevolezza
L’ermeneutica
E la fallibilità del Nord della bussola

Le fondamenta della cima
E La contingenza della vetta.

Le cose che conosco bene

8 giugno 2010

Irriguardosi

Dovutami necessariamente relazionare con dei bambini di 8 anni sono rimasta sconcertata. Quale sublime indolenza , vergine sfacciataggine, pura insolenza, stupefacente irriverenza. Bambino, già piango l’illibata e incorrotta tua impertinenza che troppo presto perderai.

6 giugno 2010

(cronaca di) un inclemente induttivismo

Confido che il sottostante post (soggiaccio a tale terminologia che ai vostri occhi appare come "il linguaggio giovane") abbia esplicato a sufficienza quanto sia munificamente meglio che esca il venerdì sera, alterazioni della temperatura corporea o meno. Confido che si sia rivelato una valida prova empirica di come, fra queste quattro mura (tre e un quarto a dir la verità), i mostri, con relativa loro idealizazzione/deificazione, si generano facilmente e ,altrettanto facilmente, si moltiplicano.
L'Universo della Contingenza fuori della tua stanza induce incubi a chi è vittima dell'Obbligo.

4 giugno 2010

Febbre

L’esibizionismo fine a se stesso che Innalza
svetta sublime di contro la fraudolenza, la meschinità, l’insipida capziosità dell’esibizionismo pro-fine caratterizzanteVi che si riduce sussume e decurta in mero arrivismo, plebea finalità. Non lo sento il peso crescente della mia ambizione , della mia maschera di modestia e timidezza, quotidianamente e pedissequamente raffinata, minuziosamente rettificata in tutti questi anni di diligente esercizio. Me ne frega cazzo della vostra blanda compiacenza , ridicola accondiscendenza che se non fosse così ben appiccicata sulla vostra faccia da sola non sussisterebbe verticalmente eretta per un picosecondo. Mi ci crogiolo nella vostra ostentata inconsistenza ontologica. Mi beo di starvi sul cazzo perché c’ho messo costanza e tanto impegno e perché in molti casi il cazzo è l’unica cosa che avete. Accusarvi di prolissità e sentirsi rispondere grazie mi fa sperare con tenacia nella attuabilità del calendario maya. E davvero non so più come insultarvi per ambire ad un insulto di ricambio, per suscitare una re-azione che presupporrebbe azione ma, soprattutto, identitàEppur vi invidio.
Perchè avete i vostri personali giocattoli, vi odio e vi invidio perchè detenete un vizio , perchè la vostra attesa si risolve e dissolve nel fumo di una sigaretta.

3 giugno 2010

attesa efferata

Esperire l’efferatezza dell’attesa
Le sevizie del tempo
Cruento dilanio dell’anima
Inginocchiata
All’ineluttabilità dell’essere

1 giugno 2010

pensiero di fine maggio

Vorrei concretizzarmi in qualcosa di più concreto
vorrei saper fare asserzioni sulla realtà in modo più prosaico
ogni volta concluso qualcosa mi ritrovo vittima di un epilogo
una sorta di post esame di maturità quotidiano
la momentanea percezione di disorientamento come alla mancanza d'una firma alla fine di un testo verrà tosto scansata
assalita e cancellata dal flusso di non-eventi della vita quotidiana
In tutto questo correre e dimenarsi in realtà non v’è che mera attesa
ma non possiamo fermarci se vogliamo sfuggire alla mortale morsa del tempo
Tempo che assolve sempre il suo compito e mai procrastina
inamovibile ci guarda mentre procediamo costeggiando le nostre esistenze
Mai ci spingeremo al di là dei bordi
Come gli antichi greci
ancora timorosi del peccato di hybris
E allora miseramente ci occultiamo all’ombra della maestosa effigie della mediocrità
e in quell’ombra dimidiati "viviamo".