Mai avuta una fine di marzo così amara
un'ora legale così affliggente
mi illudevo che a marzo avrei capito quello che non avevo capito a febbraio
e invece le incomprensioni si sono sommate, elevate a potenza.
e ora ho dubbi con l'esponente.
Salviamo i fenomeni, giustifichiamoci l'apparenza
sbandieriamola questa possibilità di scelta inesistente
perchè non c'è contingenza senza necessità
e in questo perverso meccanismo, in questa legge infausta, ci sono rimasta incastrata
Torniamo alle etimologie
torniamo a esile come misurato e giusto
torniamo a delirio come semplice andar fuori dai solchi
(torniamo all'aratro)
e non saremo mai andati così avanti
(in un solo passo).
29 marzo 2010
28 marzo 2010
24 marzo 2010
non bastarsi e non farsi bastare
Vorrei per osmosi confondermi
dimenticare l'utopia di panacea
restituire il libero arbitrio
e mandare indietro questa consapevolezza usurata
E invece devo esprimere le mie volontà
aggrapparmi ad un'idea che rappresenti le mie debolezze
e poi annaspare tra questi teoremi di incompletezza
Mi farcisco di sinonimi ed etimologie per galleggiare
ma orno solo l'intorno
e poi dentro affondo
dimenticare l'utopia di panacea
restituire il libero arbitrio
e mandare indietro questa consapevolezza usurata
E invece devo esprimere le mie volontà
aggrapparmi ad un'idea che rappresenti le mie debolezze
e poi annaspare tra questi teoremi di incompletezza
Mi farcisco di sinonimi ed etimologie per galleggiare
ma orno solo l'intorno
e poi dentro affondo
18 marzo 2010
la luce non gira gli angoli (non adduco pretese d'estemporaneità)
La luce non gira gli angoli
no, ostinatamente -con malcelato astio- continua a propagarsi per linee esclusivamente rette
di modo da tagliarmi fuori, accantonarmi dietro curve troppo buie che giacciono su piani molto dubbi.
Non posso più lasciarmi guidare dal principio della probabilità
-io che sono fuori da ogni calcolo-
e la mia persistente indecisione,nel rapporto con gli altri,si muta in filantropia
si muta in faiquellochecazzotipare
tanto nulla mi cambia
Con la scusa dell'autocoscienza riuscirò a cavarmela
e tornerò all'odio -stavo molto meglio.
[E adesso non adduco pretese d'estemporaneità]
no, ostinatamente -con malcelato astio- continua a propagarsi per linee esclusivamente rette
di modo da tagliarmi fuori, accantonarmi dietro curve troppo buie che giacciono su piani molto dubbi.
Non posso più lasciarmi guidare dal principio della probabilità
-io che sono fuori da ogni calcolo-
e la mia persistente indecisione,nel rapporto con gli altri,si muta in filantropia
si muta in faiquellochecazzotipare
tanto nulla mi cambia
Con la scusa dell'autocoscienza riuscirò a cavarmela
e tornerò all'odio -stavo molto meglio.
[E adesso non adduco pretese d'estemporaneità]
9 marzo 2010
perchè il senno è sempre del poi
Ci stavo per ricascare.
Basta mollare per un pò e ti assale la voglia di mollare tutto,
il desiderio di cambiare sfondo e sceneggiatura e di picchiare a morte il regista o almeno di riempirlo di meritati insulti.
è che nella mia testa permane questa confusione tra colpevole e vittima, questa atroce indistinzione che non mi fa dormire la notte e che offusca tutto il resto.
Io -al principio della Primavera anchesenonsembra- col mio zaino pieno di questi calcoli mai sbagliati (e sempre senza calcolatrice) ma con le parole in perenne errore
colpa del tempo.
colpa della precipitazione.
(colpa di uno zaino troppo stretto)
doversi affrettare per la tracotanza di spazio.
spazio mai come estensione di libertà ma sempre solo come distanza
chilometri di asfalto che diventano dubbi e incomprensione
allo stesso modo in cui il prato muta in sterile cemento.
Insegnami la pioggia
e si dissolverà quest'insostenibile peso della mia inconsistenza (neigiornituoi) che mi opprime giorno e notte, estate e inverno, a est e a ovest.
Dimenticami la distanza
e non ci sarà spazio.
Dimenticami la destinazione
e sarà solo viaggio
mai fine.
Basta mollare per un pò e ti assale la voglia di mollare tutto,
il desiderio di cambiare sfondo e sceneggiatura e di picchiare a morte il regista o almeno di riempirlo di meritati insulti.
è che nella mia testa permane questa confusione tra colpevole e vittima, questa atroce indistinzione che non mi fa dormire la notte e che offusca tutto il resto.
Io -al principio della Primavera anchesenonsembra- col mio zaino pieno di questi calcoli mai sbagliati (e sempre senza calcolatrice) ma con le parole in perenne errore
colpa del tempo.
colpa della precipitazione.
(colpa di uno zaino troppo stretto)
doversi affrettare per la tracotanza di spazio.
spazio mai come estensione di libertà ma sempre solo come distanza
chilometri di asfalto che diventano dubbi e incomprensione
allo stesso modo in cui il prato muta in sterile cemento.
Insegnami la pioggia
e si dissolverà quest'insostenibile peso della mia inconsistenza (neigiornituoi) che mi opprime giorno e notte, estate e inverno, a est e a ovest.
Dimenticami la distanza
e non ci sarà spazio.
Dimenticami la destinazione
e sarà solo viaggio
mai fine.
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