Al di là della tendenziale convergenza degli insetti sulla mia faccia -per me indistintamente "vermi" poichè non faccio di questi razzismi- la cosa che più mi spaventa della Natura è la monolitica maestosità della sua Necessità. Le catene sembianti contingenti in realtà si dipartono dall'imponente gancio della Necessità e a lei obbedienti e devote si riconducono, cosicchè non sussiste Possibilità bensì mera concatenazione sempiternamente soggetta all'egemonia del Necessario.
Fu dunque così che, all'onnipotenza della Natura, predilessi l'impotenza della "civiltà" , la Miseria sgargiante della Città , miseria illuminata -miseria illimitata-e (ri)scoprii la mia malcelata inclinazione per la potenzialità a scapito dell'atto.
L'ascesa è un desiderio da avere e da non avverare, l'immanenza chimera da ricercare ma mai possedere.
Miserabilmente terrena, consustazialmente cittadina...sbadata transeunte.
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