Pensando ai giorni passati mi balena l'immagine di un pendolo. Un pendolo che oscilla verticalmente senza obbedienza ad alcuna legge (fisica,logica o morale che sia). e il grembo dell'eteronomia non so se si situi all'apice superiore o all'estremo inferiore. sempre se vi siano un "su" e un "giù" effettivi,una diade di momenti ontologicamente differenti poichè io percepisco solo la brutalità dell'oscillazione e la violenza della Tiranna Realtà.
E la felicità, forse, non è un istante spaziale della retta tracciata dalla traiettoria di questa oscillazione.
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